Quanto possono influenzare le nostre parole il modo in cui guardiamo e ci relazioniamo agli altri? Nelle scuole, sui social media e negli spazi di aggregazione giovanile, linguaggi, immagini e conversazioni contribuiscono ogni giorno a costruire il modo in cui percepiamo persone e gruppi. A volte possono però rafforzare stereotipi e pregiudizi, alimentando esclusione e discriminazione.

È in questo contesto che si inserisce l’hate speech (discorso d’odio): espressioni e contenuti che svalutano, discriminano o promuovono una visione negativa di persone o gruppi sulla base di caratteristiche come l’origine, il genere, l’orientamento sessuale, la disabilità o altre caratteristiche personali. Questi fenomeni possono diffondersi tanto online quanto negli spazi della vita quotidiana, influenzando le relazioni e la partecipazione alla vita della comunità. 

A Bologna, Milano, Napoli e Torino, istituzioni, organizzazioni della società civile, scuole, educatori e realtà giovanili si confrontano con queste dinamiche e con la necessità di costruire risposte condivise. Nei territori esistono esperienze e competenze importanti, ma servono maggiori occasioni di collaborazione, strumenti comuni e reti capaci di mettere in relazione chi già lavora su questi temi. 

Da questa esigenza nasce ROOT – Reinforce Online & Offline Ties with young generations to counter hate speech, un progetto finanziato dal programma europeo CERV – Citizens, Equality, Rights and Values, che promuove la collaborazione tra territori e generazioni per prevenire e contrastare i discorsi d’odio. 

Coordinato da ICEI, in partenariato con WeWorld-GVC e cheFare e in collaborazione con i Comuni di Bologna, Milano, Napoli e Torino, ROOT mette al centro i giovani e le comunità locali. Il progetto valorizza le esperienze già presenti nei territori e crea occasioni di ascolto, formazione, confronto e collaborazione tra istituzioni, società civile, mondo educativo e nuove generazioni. 

L’obiettivo è costruire reti territoriali più consapevoli e connesse, capaci di riconoscere le dinamiche che alimentano l’odio, prevenirle e sviluppare insieme risposte concrete, promuovendo dialogo, partecipazione e convivenza democratica.

ROOT vuole rendere le comunità di Bologna, Milano, Napoli e Torino più capaci di riconoscere e affrontare l’hate speech online e offline, partendo dai giovani e dalle persone che li accompagnano ogni giorno: educatori, insegnanti e operatori del terzo settore. Il progetto promuove competenze e consapevolezza tra le nuove generazioni, favorisce alleanze stabili tra istituzioni locali e comunità educante e sostiene il protagonismo dei giovani nel costruire risposte all’odio e alle discriminazioni.

ICEI coordina il consorzio e cura in particolare i percorsi partecipativi che coinvolgono i giovani nelle diverse fasi del progetto, dall’ascolto dei bisogni alla definizione dei piani d’azione locali. 

3. Sostenere le nuove generazione nel promuovere efficacemente i loro punti di vista e le loro proposte per il futuro dell’UE, rivolte ai responsabili politici a livello locale, nazionale ed europeo.

ROOT si rivolge innanzitutto a giovani cittadine e cittadini tra i 14 e i 25 anni di Bologna, Milano, Napoli e Torino, con particolare attenzione a chi vive condizioni di minori opportunità legate, tra le altre, a genere, orientamento sessuale, background migratorio o disabilità.

Sono coinvolti direttamente anche youth worker, educatori, insegnanti e altri soggetti della comunità educante, insieme ai rappresentanti delle autorità locali. Nei 24 mesi di progetto, ROOT punta a coinvolgere almeno 260 giovani nella diagnosi partecipata sull’hate speech, formarne oltre 200, insieme a 60 operatori del terzo settore e della comunità educante, e raggiungere più di 7.500 cittadine e cittadini attraverso le azioni pilota locali. Oltre 6.000 persone saranno inoltre coinvolte nei due Festival pubblici del progetto.

Attività previste

ROOT segue un percorso che parte dall’ascolto dei territori e arriva all’azione, mettendo i giovani al centro.

La prima fase prevede la mappatura degli attori locali e una diagnosi partecipata sull’hate speech nelle quattro città. Da questo lavoro nascono i Trust Network, reti territoriali che mettono in relazione autorità locali, scuole, organizzazioni giovanili e comunità educante. 

Su queste basi si sviluppano percorsi di formazione per comunità educante, youth worker e giovani attivisti, insieme a una Scuola di attivismo digitale e a uno Youth Camp nazionale, per sviluppare strumenti e competenze utili a riconoscere e affrontare l’odio online e offline. 

Nei quattro territori, giovani, istituzioni e società civile lavorano insieme alla definizione dei Local Action Plan, attraverso No-Hate-Speech Lab partecipativi. I piani si traducono in azioni pilota ideate e realizzate con il protagonismo dei giovani e accompagnate da momenti di monitoraggio e riflessione condivisa. 

Il percorso si conclude con attività di comunicazione e disseminazione youth-led: una call for artists e un festival pubblico, un Youth Media Team dedicato alla produzione di contenuti originali e conferenze locali e nazionali per condividere risultati, apprendimenti e strumenti con una più ampia comunità di pratica europea.